Come funziona
Salpa mette a confronto i modelli meteo e marini pubblici e gratuiti disponibili per la località scelta, ne calcola una sintesi, misura quanto sono d’accordo tra loro e traduce il risultato in un giudizio di uscita a cinque livelli. Nessun dato viene da un aggregatore: ogni numero arriva dalla fonte che lo produce, e in questa pagina c’è scritto come ci arriva.
A chi serve, e cosa non è
Salpa è pensata per chi esce in gommone o in piccola imbarcazione per poche ore, sottocosta: lì la differenza fra una bella giornata e un guaio sono tre nodi di vento e mezzo metro d’onda.
Non è un bollettino ufficiale e non sostituisce gli avvisi di burrasca. È uno strumento di confronto fra modelli pubblici, costruito come progetto di ricerca. Le soglie che trovi qui sotto sono una proposta da validare con chi naviga, non un limite normativo: la responsabilità della decisione resta al comandante.
Il vocabolario, per chi comincia
| Termine | Cosa vuol dire davvero |
|---|---|
| Nodo (kt) | Un miglio nautico all'ora, 1,852 km/h. 10 kt ≈ 18 km/h. |
| Vento medio | La velocità media del vento vicino alla superficie. Non è quello che senti nelle sferzate. |
| Raffica | Il picco breve. È la raffica, non il medio, che ti strappa il telo o ti fa sbandare. |
| Onda significativa (Hs) | L'altezza media del terzo di onde più alte. Non è l'onda massima: qualcuna sarà nettamente più alta. |
| Periodo | Secondi fra due creste. Periodo lungo = onda distesa; periodo corto = mare ripido e ravvicinato. |
| Mare di vento | Onda generata dal vento che soffia adesso, lì. Corta e disordinata. |
| Swell (mare morto) | Onda che arriva da lontano, dove il vento soffiava prima. Lunga e regolare: c'è anche con vento zero. |
| Fetch | La distanza di mare aperto su cui il vento può lavorare. Poco fetch, poca onda. |
| CAPE | Energia potenzialmente disponibile per la convezione. Alto non vuol dire temporale: vuol dire che, se si innesca, ha molta energia. |
| Crepuscolo civile | La fase dopo il tramonto in cui si vede ancora abbastanza per manovrare. Per noi il buio comincia dopo. |
Le località
Ogni località coperta è un punto, definito da una coordinata. I modelli non vengono spalmati su un’area: per ciascuno si legge il valore nel punto di griglia — o nel nodo di mesh — più vicino a quella coordinata. È una scelta di precisione, e insieme un limite: a poche centinaia di metri, sottocosta, la realtà può essere diversa.
Alba, tramonto e crepuscolo sono calcolati dalle coordinate di quella località e dalla data, non presi da una tabella fissa.
Il metodo descritto in questa pagina non dipende da dove si applica: aggiungere una località significa aggiungere un punto e i suoi modelli, non riscrivere le regole. Le soglie del verdetto, invece, sono uniche per tutte le località: sono tarate sul mezzo, non sul posto.
I modelli
Modelli atmosferici e modelli d’onda, tutti letti dalla fonte originale.
Come leggerla: risoluzione è quanto è fitta la griglia — pochi chilometri vedono il capo e la baia, qualche decina di chilometri vede solo la forma generale della costa. Nuovo run è ogni quanto il modello viene rifatto da capo. Passo è ogni quante ore fornisce un valore: dove è di 3 o 6 ore, i valori intermedi sono ricostruiti (vedi “Come si mettono insieme” qui sotto).
Un modello marcato come in attesa compare in elenco ma non entra in nessun calcolo finché non è attivo, e la sua riga resta vuota: preferiamo mostrare che manca piuttosto che nasconderlo.
Fitto non vuol dire giusto: un modello globale può azzeccare una situazione meglio di uno locale ad alta risoluzione. Per questo la sintesi non pesa i modelli — nessuno vale più di un altro — e per questo esiste la pagina Verifica previsioni.
Perché mai un aggregatore: i servizi che rivendono meteo mescolano modelli senza dichiarare quali, e quando sbagliano non si può risalire al perché. Qui ogni numero è riconducibile al modello e al run che l’ha prodotto.
Come si mettono insieme più previsioni
Non con la media. La media viene tirata da un singolo modello fuori strada, e sull’onda basta un modello che sbaglia il picco per spostare tutto.
- Tutte le grandezze scalari → mediana. Vento, raffiche, altezza e periodo dell’onda, pioggia, CAPE, nuvole, temperatura, pressione: si prende il valore centrale. Se dieci modelli su dodici dicono 12 kt e due dicono 25, la mediana resta 12 e l’anomalia emerge nell’accordo invece di inquinare il numero.
- Direzioni → media circolare. I gradi sono un cerchio: la media aritmetica fra 350° e 10° darebbe 180°, cioè la direzione opposta a quella vera. La media circolare dà 0°.
- Passo nativo e interpolazione. Se un modello a passo 3 o 6 ore non ha il valore alle 14:00, lo ricaviamo interpolando fra i due valori nativi vicini — le direzioni sull’angolo, per il percorso più breve — ma solo se i due valori distano al massimo 6 ore, e mai oltre l’ultimo punto del run: non si estrapola nulla. Un valore ricostruito così è attenuato in pagina; se più del 30% delle ore usate per l’accordo di una voce ne contiene uno, accanto alla percentuale compare “≈”.
- Quando manca, manca. Se un modello non fornisce affatto una grandezza, se l’ora è oltre l’orizzonte del suo run, o se il buco fra due valori nativi supera le 6 ore, la cella resta “—” e quel modello non entra nel calcolo di sintesi e accordo per quella grandezza. Nessun valore inventato per riempire un buco. Il modal di ogni cella dice quale dei tre motivi è.
- Nessun peso. Ogni modello disponibile conta uno.
I numeri che leggi nell’intestazione, nella striscia oraria, nelle tile, nella tabella Sintesi e nel verdetto sono lo stesso identico calcolo, fatto una volta sola: non esistono due strade che possano dare due risposte diverse per la stessa ora.
Orizzonte: 72 ore, cioè oggi e i due giorni successivi. Oggi è mostrato ora per ora; i due giorni dopo a passo di 3 ore. In cima alla pagina, “Aggiornato alle HH:MM” è il momento in cui abbiamo scaricato il più recente dei run in uso, non l’orario del run.
L'accordo fra i modelli
Risponde alla domanda che conta: quanto mi posso fidare di questo numero?
Per ogni grandezza e ogni ora si misura quanto sono sparpagliati i valori dei modelli disponibili — la loro deviazione standard — rapportata a una scala di riferimento propria di quella grandezza (per il vento 8 kt, per le raffiche 10 kt, per l’onda 0,8 m, e così via). Poca dispersione → accordo alto; una dispersione pari alla scala → accordo zero. Per le direzioni si misura invece quanto puntano dalla stessa parte.
| Accordo | Come leggerlo |
|---|---|
| 80–100% · alto | I modelli si sovrappongono: quadro consistente. |
| 55–79% · medio | Il fascio si apre: qualche modello si discosta, ricontrolla. |
| sotto 55% · basso | Fascio molto aperto: scenario incerto, tieni un piano B. |
Esempio, con la scala del vento (8 kt): cinque modelli che dicono 8, 9, 10, 11, 12 kt danno circa l’82%; gli stessi cinque che dicessero 4, 8, 12, 16, 20 kt darebbero circa il 29%. La mediana in entrambi i casi è 12 kt — cambia solo quanto vale.
Dove lo trovi: una percentuale per ogni cella (l’accordo di quella grandezza a quell’ora), una per ogni voce (la media delle sue ore del giorno), e una complessiva nella sezione dell’ora, che è la media dell’accordo di vento, raffiche, onda e direzione del vento a quell’ora.
Sotto quella percentuale complessiva trovi tre fasci separati — vento, raffiche e onda, gli stessi tre parametri da cui nasce il livello della finestra (vedi “Il verdetto” qui sotto) — ciascuno esteso a tutta la giornata, non alla sola ora selezionata: linea spessa = mediana dei modelli disponibili, linee sottili = i singoli modelli. Sono due letture diverse, non lo stesso numero disegnato due volte: un fascio stretto per tutta la giornata è un buon segno anche in un’ora con percentuale bassa, e viceversa.
- Accordo alto non significa previsione giusta. Più modelli possono sbagliare insieme, e succede: alcuni condividono dati di partenza e schemi fisici. L’accordo dice che non c’è incertezza fra i modelli, non che la realtà si comporterà così. Quanto ci azzecchiamo davvero si misura altrove (vedi “Quanto ci azzecchiamo” qui sotto).
- “n/d” invece di una percentuale significa che a quell’ora meno di due modelli avevano un dato per quella grandezza: con uno solo l’accordo non ha senso, quindi non mostriamo un numero finto.
L’accordo non cambia il livello: resta un segnale separato. Una finestra Buona con accordo basso significa “probabilmente si esce, ma ricontrolla”.
L'onda massima stimata
Nella card Onda della sezione “Ore HH” trovi, sotto l’altezza significativa, un secondo numero: max stimata ~X,X m. Non viene da un modello — nessuno di quelli che confrontiamo fornisce l’onda massima — è calcolato, e questa sezione dice come.
L'altezza significativa è la media del terzo di onde più alte: descrive lo stato del mare, non la singola onda.
Le onde di uno stesso stato di mare si distribuiscono in modo prevedibile, e su un numero N di onde la più alta vale statisticamente l'altezza significativa moltiplicata per la radice di (ln N diviso 2).
Qui N è il numero di onde in un'ora, cioè 3600 diviso il periodo: con un periodo di 5 secondi sono circa 720 onde, e l'onda massima attesa risulta circa 1,8 volte l'altezza significativa. È il motivo per cui con "0,4 m" in scheda puoi incontrare un'onda da 0,7.
Cosa non è. Non è la previsione di un'onda che arriverà a un'ora precisa: è il valore più probabile del massimo in quell'ora. Non entra nel verdetto e non peggiora il livello: il giudizio resta calcolato su vento, raffiche e altezza significativa, con le soglie tarate sul campo.
Quanto ci si può fidare. La relazione vale bene per un mare di vento formato e acqua profonda. Con mare misto (onda lunga da lontano più mare di vento), sottocosta o su fondali bassi è meno precisa, e nei mari molto formati tende a sovrastimare il picco. Soprattutto: questo numero non è verificabile con i nostri dati, perché nessun modello che confrontiamo fornisce l'onda massima e non disponiamo di boe. A differenza dell'altezza significativa, che almeno ha i riscontri raccolti dal molo, qui non abbiamo un metro.
Fonte: Longuet-Higgins, M.S. (1952), “On the statistical distribution of the heights of sea waves”, Journal of Marine Research 11(3).
Il verdetto: cinque livelli
Il livello nasce da tre soli parametri — vento medio, raffiche, altezza dell’onda — confrontati con bande fisse. Vale il peggiore dei tre, mai la media: se il vento dice Buona e l’onda dice Difficile, il verdetto è Difficile. Il mare non fa medie.
| Livello | Vento medio | Raffiche | Onda |
|---|---|---|---|
| ✓✓ Ottima | fino a 7 kt | fino a 11 kt | fino a 0,1 m |
| ✓ Buona | 8–11 kt | 12–16 kt | 0,2–0,4 m |
| ≈ Discreta | 12–15 kt | 17–21 kt | 0,5–0,7 m |
| ! Difficile | 16–20 kt | 22–27 kt | 0,8–1,1 m |
| ✕ Critica | da 21 kt | da 28 kt | da 1,2 m |
- Al valore esatto del limite si è già nella banda peggiore. Un’onda di 0,5 m non è Buona: è Discreta. Vale per tutti e tre i parametri, in ogni punto dell’app.
- Si giudica sul numero arrotondato che leggi a schermo, non su una cifra più precisa e invisibile — vale per i tre parametri di banda, per il periodo dell’onda e per gli aggravanti (qui sotto): interi per vento, raffiche e CAPE; a un decimale per onda, periodo e pioggia; intero per la nuvolosità di conferma. Prima che funzionasse così, la stessa onda poteva finire in una banda nell’intestazione e in un’altra nella card della fascia, perché una delle due giudicava la mediana grezza — e lo stesso è successo, più tardi, con pioggia e CAPE contro le loro soglie. Ora quello che vedi e quello che il verdetto giudica sono sempre lo stesso numero, ovunque.
- Se un dato manca, quel parametro non entra nel calcolo invece di essere sostituito con un valore a caso. Se mancano tutti e tre, il livello è “n/d”: meglio nessun giudizio che uno inventato.
Gli aggravanti
Quattro condizioni possono peggiorare il verdetto anche quando vento e onda rientrerebbero. Funzionano in due modi diversi, e la differenza si vede:
| Aggravante | Quando scatta | Effetto sul livello |
|---|---|---|
| Pioggia | da 0,5 mm/h | un gradino peggio, e comunque almeno Discreta |
| Instabilità (CAPE) | da 2500 J/kg sempre; fra 1500 e 2500 solo se confermato da nuvolosità almeno 60% o pioggia almeno 0,2 mm/h nell'ora stessa o in una delle due adiacenti | porta a Discreta, e mai oltre |
| Onda corta | periodo sotto 4 s con onda da 0,3 m | un gradino peggio |
| Raffiche sproporzionate | raffiche oltre 1,6× il vento medio e da 10 kt | un gradino peggio |
- Pioggia e CAPE possono far saltare due gradini. Da una giornata Ottima con mare piatto, un temporale in arrivo porta direttamente a Discreta. È voluto: con la pioggia sopra soglia e una cella sopra la testa, “mare piatto” non è più l’informazione rilevante.
- Il CAPE non peggiora mai oltre Discreta. È un pavimento, non una penalità: se il mare è già Difficile per conto suo, il CAPE non lo porta a Critica. Ci pensano già vento e onda.
- La conferma del CAPE. Fra 1500 e 2500 J/kg l’energia potenziale da sola non basta: serve un segnale osservabile — nuvolosità almeno 60% oppure pioggia almeno 0,2 mm/h, nell’ora stessa o in una delle due adiacenti. Senza conferma compare solo un chip informativo e il livello non cambia. La regola è nata da un errore reale: una mattinata tranquilla marcata Discreta da un CAPE poco sopra la vecchia soglia, con cielo sereno.
- Gli aggravanti non si sommano. Se ne scattano due o tre, si confrontano i livelli che ciascuno produrrebbe da solo a partire dalla banda base, e vince il più severo — mai la catena. Anche questa regola nasce da un errore reale: con vento 5 kt, raffiche 12 kt e onda 0,2 m, CAPE forte e raffiche sproporzionate insieme davano Difficile applicando i due aggravanti in fila; il verdetto corretto è Discreta.
Da dove vengono le soglie
Non da un manuale copiato, e nemmeno inventate. Il punto di partenza sono le scale che chi naviga già conosce — Beaufort per il vento, Douglas per lo stato del mare — più le categorie di progettazione ISO 12217 e i criteri usati per gli avvisi alle piccole imbarcazioni (Small Craft Advisory). Da lì sono state tarate confrontando quello che l’app prevedeva con quello che si trovava in acqua.
Il riscontro con le scale classiche:
| Soglia Salpa | Corrisponde a |
|---|---|
| Raffiche da 17 kt → ≈ Discreta | inizio della forza 5 Beaufort (brezza tesa) |
| Raffiche da 22 kt → ! Difficile | inizio della forza 6 (vento fresco) |
| Raffiche da 28 kt → ✕ Critica | inizio della forza 7 (vento forte) |
| Onda da 0,5 m → ≈ Discreta | il mare diventa mosso nella scala Douglas |
| Onda da 1,2 m → ✕ Critica | soglia del molto mosso (Douglas: 1,25 m) |
Le altre soglie (vento 8/12/16/21 kt, raffiche 12 kt, onda 0,2 e 0,8 m) sono suddivisioni interne: servono a distinguere situazioni che per una barca di dieci metri sono tutte uguali, e per un gommone di sei no.
Le soglie sono tarate sul mezzo più esposto, un gommone di 5–7 metri: senza sapere che barca hai, si tutela la più piccola. Un profilo barca che moltiplichi le soglie è previsto in futuro, ma oggi non esiste: quello che vedi è un giudizio unico, prudente.
Le due tarature fatte finora, entrambe da riscontro reale:
- Onda, confine Ottima/Buona: da 0,3 a 0,2 m (21/08/2026). Segnalazione dal molo: mare visibilmente mosso, mediana dei modelli 0,25 m, e l’app diceva “mare piatto”. 0,3 m era troppo permissivo per la banda migliore.
- CAPE: soglia alzata a 1500 J/kg e introdotto l’obbligo di conferma (vedi “Gli aggravanti” qui sopra).
Ogni ritaratura è una costante modificata nel codice, con data e motivo scritti accanto. Non ci sono soglie nascoste altrove: sono tutte in un unico file, ed è da lì che questa pagina le legge — se domani cambiano, questa pagina cambia da sola.
Le fasce della giornata
Il riquadro “Oggi in breve” divide la giornata in tre fasce — mattina 08–13, pomeriggio 14–19, sera 20–23 — e a ciascuna assegna il livello peggiore fra le sue ore, non la media. Una fascia con cinque ore Ottima e una Difficile è Difficile: serve a decidere se puoi programmare l’uscita, e un’ora brutta la rovina.
Accanto al livello, il riepilogo riporta il vento minimo e massimo della fascia con la sua direzione media, l’onda più alta col periodo e la direzione, e la pioggia massima. Sono gli stessi numeri delle singole ore, mai un secondo calcolo.
Due dettagli: le fasce coprono dalle 8 alle 23 — le ore piccole restano nella striscia oraria, non in una card — e sono sempre la fotografia di oggi, anche mentre guardi la scheda di domani.
La finestra migliore, la luce e il buio
La finestra risponde a “quando esco”. Non ha un algoritmo proprio: chiede ora per ora lo stesso verdetto che vedi nelle celle, e cerca la sequenza migliore.
Le regole, in ordine:
- Le ore si dividono prima in due gruppi, luce e buio, con l’alba e il tramonto reali di quel giorno e di quella località. Una finestra non attraversa mai questo confine.
- In ciascun gruppo si considerano solo sequenze di almeno 2 ore consecutive con verdetto calcolabile: un’ora senza dati spezza la sequenza.
- Fra tutte le sequenze possibili vince quella col livello peggiore più basso; a parità, la più lunga; a parità anche di durata, quella che inizia prima.
- Se anche la sequenza migliore di un gruppo resta peggiore di Discreta, non proponiamo nessuna finestra per quel gruppo: meglio nessun consiglio che uno troppo ottimistico. Al suo posto compare il motivo, con i numeri reali di quella giornata.
- Per oggi si considerano solo le ore da adesso in avanti.
Perché due finestre. Dove il vento è governato dalle brezze, la sera e la notte sono quasi sempre le ore più tranquille: guardando i soli numeri, la finestra migliore sarebbe notturna quasi ogni giorno, e sarebbe un consiglio inutile per chi esce in gommone. Per questo la diurna è la protagonista e la notturna compare sotto, in secondo piano, per chi esce di notte per scelta.
Cosa intendiamo per buio. Non il tramonto secco: il buio comincia dopo il crepuscolo civile — sole a 6° sotto l’orizzonte — perché fino a lì si manovra ancora con luce utile. Un’ora è “di buio” se lo è il suo inizio: l’ora che contiene l’alba è ancora buia, quella che contiene il tramonto è ancora di luce. Alba, tramonto e crepuscolo sono calcolati con l’algoritmo solare NOAA dalle coordinate della località e dalla data — astronomia pura, nessuna fonte esterna, precisione di uno o due minuti.
La luce non cambia mai il livello. Il verdetto di un’ora resta solo meteo: il buio decide in quale delle due finestre quell’ora può entrare, non quanto è mosso il mare.
La vista Grafico
La stessa sintesi, in profilo orario. Quattro cose da sapere per leggerla:
- La scala è assoluta, non relativa alla giornata: una giornata piatta resta visibilmente piatta invece di essere stirata per riempire il riquadro. Le linee tratteggiate orizzontali sono le soglie reali del verdetto.
- Il colore cresce col livello: appena accennato sulle bande buone, pieno da Discreta in su. Serve a far saltare all’occhio i guai, non a colorare tutto. Il valore di picco di ogni riga è colorato solo da Discreta in su, per lo stesso motivo.
- Alcune voci sono giudicate solo quando ha senso: il periodo dell’onda si colora solo se quell’ora l’onda arriva almeno a 0,3 m — la stessa soglia dell’aggravante, mai un secondo numero: un mare corto ma alto pochi centimetri non è un problema. La pressione si colora solo quando scende sotto la soglia bassa. La temperatura non ha mai un giudizio: solo un gradiente dal freddo al caldo.
- Le voci che non entrano nel verdetto (pioggia, CAPE, nuvole, pressione, periodo) hanno comunque una scala a cinque gradini, per essere lette con lo stesso colpo d’occhio delle altre. Non cambiano il livello se non attraverso gli aggravanti (vedi “Gli aggravanti” qui sopra).
Sul grafico sono segnate anche le due finestre consigliate e le linee di alba e tramonto, al minuto esatto.
Quanto ci azzecchiamo
Ogni notte Salpa confronta le previsioni fatte nei giorni scorsi con quello che è successo, modello per modello e grandezza per grandezza, separando i risultati per quanto in anticipo era stata fatta la previsione: 0–6 ore, 7–24, 25–48, 49–72. L’errore cresce con l’anticipo, e mescolare le quattro cose renderebbe il numero inutile. Il risultato è nella pagina Verifica previsioni, insieme alla classifica dei modelli per errore medio.
Contro cosa confrontiamo, oggi. Non esiste ancora una misura strumentale in ogni località, quindi il confronto usa una pseudo-osservazione: il valore del modello di riferimento — quello che si aggiorna più spesso — al momento in cui la sua previsione era vicinissima all’evento, entro due ore. È un arbitro imperfetto e lo diciamo: un modello che giudica altri modelli. Per questo la riga del modello che fa da arbitro è marcata come tale in classifica, e non va letta come “il migliore”: a brevissimo anticipo il suo errore è zero per costruzione. Se per un’ora non esiste nessun valore di riferimento entro due ore, quell’ora non è verificabile e viene esclusa: mai riempita per differenza.
I riscontri dal molo. Accanto ai numeri automatici, la pagina Verifica mostra le segnalazioni raccolte a mano al rientro — altezza dell’onda a vista, vento, stato del mare — confrontate con la previsione della stessa ora. Sono poche e soggettive, ma sono l’unica verità osservata di cui disponiamo sull’onda, ed è così che sono state corrette le soglie fin qui.
Sull’onda non ci sono misure strumentali. Dove le reti ondametriche pubbliche sono state dismesse, non esistono boe sostitutive: il confronto sull’onda resta fra modelli. È il limite più serio del progetto, e lo scriviamo qui perché cambia il peso da dare a quei numeri.
Quando i numeri sono pochi, lo diciamo. Sotto una ventina di confronti la pagina Verifica avverte che i valori sono indicativi, invece di lasciarli sembrare una statistica.
I limiti, dichiarati
- Ogni località è un punto: il modello viene letto nel punto di griglia più vicino, e a poche centinaia di metri la realtà può differire.
- Orizzonte 72 ore. Oltre, la dispersione fra i modelli cresce al punto che una sintesi perde significato.
- Sull’onda mancano misure strumentali (vedi “Quanto ci azzecchiamo” qui sopra).
- I modelli confrontati non sono del tutto indipendenti: alcuni condividono dati di partenza e schemi fisici, quindi possono sbagliare insieme.
- Le maree non sono considerate: nelle aree coperte l’escursione è di pochi centimetri, irrilevante per questo uso. È una scelta dichiarata, da rivedere se si aggiungeranno zone con marea significativa.
- Le correnti non sono modellate.
- Il verdetto assume un piccolo mezzo a motore, e non conosce la tua barca né il tuo equipaggio.
- Salpa è un progetto di ricerca, non un servizio con garanzia di continuità: se una fonte si rompe, quel modello sparisce dal confronto finché non torna.
Fonti e licenze
Ogni fonte ha i suoi obblighi di attribuzione: sono raccolti nella pagina Fonti e attribuzioni.